E’ la prima volta che si festeggia il π-day nella nostra scuola … l’abbiamo fatto, anche se in piccolo – e devo ringraziare tutta la IVBL per l’entusiasmo mostrato -, devo dire che siamo rimasti tutti molto soddisfatti.
Degno di meraviglia è il numero Pi greco
tre virgola uno quattro uno. Le sue cifre seguenti sono ancora tutte iniziali,
cinque nove due, perchè non ha mai fine.
Non si fa abbracciare sei cinque tre cinque con lo sguardo,
otto nove con il calcolo,
sette nove con l’immaginazione,
e neppure tre due tre otto per scherzo, o per paragone
quattro sei con qualsiasi cosa
due sei quattro tre al mondo.
Il più lungo serpente terrestre dopo una dozzina di metri s’interrompe.
Così pure, anche se un po’ più tardi, fanno i serpenti delle favole.
La fila delle cifre che compongono il numero Pi
non si ferma al margine del foglio,
riesce a proseguire sul tavolo, nell’aria,
su per il muro, il ramo, il nido, le nuvole, diritto nel cielo,
per tutto il cielo atmosferico e stratosferico.
Oh come è corta, quasi quanto quella di un topo, la coda della cometa!
Quanto è debole il raggio di una stella, che s’incurva nello spazio!
Ed ecco invece due tre quindici trecento diciannove
il mio numero di telefono il tuo numero di camicia
l’anno mille novecento settanta tre sesto piano
numero di abitanti sessanta cinque centesimi
giro dei fianchi due dita una sciaradae una cifra,
in cui vola vola e canta, mio usignolo e si prega di mantenere la calma, e così il cielo e la terra passeranno, ma il Pi greco no, quello no,
lui sempre col suo bravo ancora cinque, un non qualsiasi otto, un non ultimo sette, stimolando, oh sì, stimolando la pigra eternità
a durare.
Wislawa Szymborska (*), 1976
da “Wielka Liczba” (Grandi Numeri)
Schwarze Milch der Frühe wir trinken sie abends
wir trinken sie mittags und morgens wir trinken sie nachts
wir trinken und trinken
wir schaufeln ein Grab in den Lüften da liegt man nicht eng
Ein Mann wohnt im Haus der spielt mit den Schlangen der schreibt
der schreibt wenn es dunkelt nach Deutschland dein goldenes Haar Margarete
er schreibt es und tritt vor das Haus und es blitzen die Sterne
er pfeift seine Rüden herbei
er pfeift seine Juden hervor läßt schaufeln ein Grab in der Erde
er befiehlt uns spielt auf nun zum Tanz
Schwarze Milch der Frühe wir trinken dich nachts
wir trinken dich morgens und mittags wir trinken dich abends
wir trinken und trinken
Ein Mann wohnt im Haus der spielt mit den Schlangen der schreibt
der schreibt wenn es dunkelt nach Deutschland dein goldenes Haar Margarete
Dein aschenes Haar Sulamith wir schaufeln ein Grab in den Lüften
da liegt man nicht eng
Er ruft stecht tiefer ins Erdreich ihr einen ihr andern spielt weiter zum Tanz auf
er greift nach dem Eisen im Gurt er schwingts seine Augen sind blau
stecht tiefer die Spaten ihr einen ihr andern spielt weiter zum Tanz auf
Schwarze Milch der Frühe wir trinken dich nachts
wir trinken dich mittags und morgens wir trinken dich abends
wir trinken und trinken
ein Mann wohnt im Haus dein goldenes Haar Margarete
dein aschenes Haar Sulamith er spielt mit den Schlangen
Er ruft spielt süßer den Tod der Tod ist ein Meister aus Deutschland
er ruft streicht dunkler die Geigen dann steigt ihr als Rauch in die Luft
dann habt ihr ein Grab in den Wolken da liegt man nicht eng
Schwarze Milch der Frühe wir trinken dich nachts
wir trinken dich mittags der Tod ist ein Meister aus Deutschland
wir trinken dich abends und morgens wir trinken und trinken
der Tod ist ein Meister aus Deutschland sein Auge ist blau
er trifft dich mit bleierner Kugel er trifft dich genau
ein Mann wohnt im Haus dein goldenes Haar Margarete
er hetzt seine Rüden auf uns er schenkt uns ein Grab in der Luft
er spielt mit den Schlangen und träumet der Tod ist ein Meister aus Deutschland
dein goldenes Haar Margarete
dein aschenes Haar Sulamith
Nero latte del mattino lo beviamo la sera
lo beviamo a mezzogiorno e al mattino lo beviamo la notte
beviamo e beviamo
scaviamo una fossa nel cielo lì non si sta stretti
in casa vive un uomo Egli gioca con i serpenti..scrive
scrive in Germania quando si fa sera a Margarete dalle chiome dorate
scrive ed esce fuori di casa e le stelle brillano e richiama a sé i suoi mastini
richiama i suoi ebrei fa scavare una fossa nella terra
ci ordina alla musica e alla danza
Nero latte del mattino ti beviamo la notte
ti beviamo la mattina e a mezzogiorno ti beviamo la sera
beviamo e beviamo
Nella casa vive un uomo gioca con i serpenti scrive
scrive in Germania quando si fa sera a Magarete dalle chiome dorate
le tue chiome di cenere Sulamith scaviamo una fossa nel cielo lì non si sta stretti
Grida puntate più a fondo nel terreno e voialtri continuate a suonare e danzare
estrae l’arma dalla cintura l’ agita in cielo i suoi occhi sono azzurri
conficcate più a fondo le pale gli uni e gli altri continuate a suonare e danzare
Nero latte del mattino ti beviamo la notte
ti beviamo a mezzogiorno e al mattino ti beviamo la sera
beviamo e beviamo
in casa vive un uomo le tue chiome dorate Margarete
le tue chiome di cenere Sulamith egli gioca con i serpenti
Grida suonate più dolcemente la morte la morte è il maestro della Germania
grida suonate più cupamente i violini poi vi innalzerete come fumo nel cielo
allora avrete una fossa tra le nuvole lì non si sta stretti
Nero latte del mattino ti beviamo la notte
ti beviamo a mezzogiorno la morte è il maestro della Germania
ti beviamo la sera e la mattina beviamo e beviamo
la morte è il maestro della Germania il suo occhio è azzurro
ti colpisce con palle di piombo ti colpisce perfettamente
in casa vive un uomo le tue chiome dorate Margarete
egli ci aizza contro i suoi cani ci dona una fossa nel cielo
egli gioca con i serpenti e sogna la morte è il maestro della Germania
Le tue chiome dorate Margarete
le tue chiome di cenere Sulamith
(traduzione degli alunni della VA L 2009/10 dell’ I.I.S. - Liceo Linguistico “Regina Elena” di Acireale (CT ) )
Anche nel nostro Istituto si sono svolte le Olimpiadi di Matematica. Nell’attesa di conoscere i vostri risultati potete dare un’occhiata alle soluzioni (che potete prelevare direttamente anche dal sito dell’UMI)
Roma – L’eliminazione del divario digitale italiano può, anzi, deve aspettare, “perché il governo ha cambiato l’ordine delle priorità”. Lo ha dichiarato il il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta, spiegando che gli 800 milioni di euro promessi dal governo per l’adeguamento della Rete italiana sono stati congelati in attesa che la crisi economica si sia esaurita del tutto.
Ques’anno, insieme alle mie “vecchie” classi (la 2BL e la 5BL), ne avrò tre nuove (3AL, 4AL e 3CS). L’augurio è sempre lo stesso e vale per tutti noi: che si possa lavorare in armonia e con una forte motivazione “politica”: far parte, nel migliore dei modi, della società, della collettività, della scuola. Per il benessere di ciascuno di noi e di tutti noi.
Il “pacchetto sicurezza” mette in seriamente in pericolo la libertà d’ognuno di noi. Nel pacchetto sicurezza vi è una norma che colpisce esplicitamente la libertà d’espressione in rete. L’emendamento del Sen. Giacomo D’Alia dell’UDC è stato pensato per imbavagliare quanti usano internet per costruire momenti di comunicazione critica e non omologata
La norma è inutile e dannosa. Inutile perché viene introdotta in nome della lotta contro i reati di istigazione a delinquere via internet quando esistono già numerose misure giuridiche atte a perseguire eventuali abusi e reati commessi tramite internet.
La norma è pericolosa perché prevede di perseguire chi “invita a disobbedire alle leggi”, una formulazione così vaga da consentire di colpire qualunque espressione critica, qualunque informazione che possa “disturbare il manovratore”, qualunque linguaggio non in sintonia con quello del potere dominante e del pensiero unico.
E’ necessario avviare subito una campagna di sensibilizzazione, dentro e fuori il web, che metta in guardia contro i seri pericoli di incursione dell’esecutivo nei confronti della libertà di espressione in internet. Giornali on line, siti di comunicazione orizzontale, blog, tutti saranno tenuti sotto stretta sorveglianza e minacciati. Si vuole demandare il controllo e il filtraggio preventivo ai fornitori di connessione con il pericolo che, a fronte di “rischio eventuale” vengano sospesi interi siti e link, il tutto a discrezione del Ministero dell’Interno e non della magistratura.
Il provvedimento mira a colpire la libertà di espressione e introduce una vera e propria “censura preventiva”. Esso si inquadra perfettamente nella filosofia del “pacchetto sicurezza” che limita fortemente la libertà di stampa (vedi la vicenda delle ‘intercettazioni’), introduce zone grigie nella separazione dei poteri dello Stato come nel caso delle “ronde”. E’ facile immaginare “ronde telematiche” dove presunti “vigilantes” denunceranno il pericolo di “reati possibili” chiedendo al governo di oscurare interi siti.
Serve una larga mobilitazione, dentro la rete e nella società, per far conoscere e respingere questo ennesimo attacco alla libertà di espressione e informazione. Serve una mobilitazione che chieda l’immediato ritiro della norma (ex emendamento D’Alia) che consente la censura preventiva in internet.
Ascanio Celestini è un autore e attore di teatro, nato a Roma nel 1972. Questo è il testo di una “intervista da fermo” nella trasmissione di Serena Dandini, Parla con me, in onda su Raitre.
Il segretario se ne va dal presidente. “Oggi comincia lo sciopero”, dice. “Nessuno è indispensabile”, risponde il presidente, “chi sciopera? I fornai? Non si vive di solo pane.Mangeremo brioche, come diceva Maria Antonietta. Scioperano i medici? Ci prendiamo ’na mela, ché una mela al giorno toglie il medico di torno. Scioperano i giornalisti? In Italia i giornalisti veri saranno tre… Se si fermano non se ne accorge nessuno. Vorrà dire che salterà una puntata di Report e un paio di articoli sui giornali. Nessuno è indispensabile. Scioperano i teatranti? Ma perché… esiste ancora il teatro? Scioperano i calciatori? Se ne accorgono tutti, ma per una domenica può saltare pure il campionato. I calciatori se ne vanno al mare con le veline. I tifosi faranno a botte gratis da qualche altra parte. Torneranno a casa coi lividi, ma almeno avranno risparmiato i soldi dei bel biglietto. Nessuno è indispensabile”.
“Signor presidente”, dice il segretario, “oggi comincia lo sciopero dei filosofi”.
All’inizio nessuno se ne accorge. Come se scioperassero le pulci sui cani o le carie nella bocca. Poi i filosofi incrociano le braccia davanti ai libri nelle biblioteche e nelle librerie, nelle scuole e nelle università. Incrociano le braccia davanti al pensiero. Senza i filosofi non si può pensare. Gli operai di Torino al funerale dei loro compagni non riescono a capire. Se ne vanno dai filosofi, da Carlo Marx, gli chiedono: “Perché ’sti cinque so’ morti? Perché lavoriamo otto ore al giorno e non bastano e ce ne vogliono altre quattro per portare a casa lo stipendio?”.
Marx gli potrebbe dire che c’è stato un tempo in cui il lavoratore se ne andava al bosco che era di tutti, a prendere un pezzo di legno che diventava il suo, per lavorarlo con gli strumenti che erano suoi, per farci una sedia che era la sua, per venderla a un prezzo che faceva lui ed era un prezzo giusto. Adesso l’operaio va in una fabbrica che non è la sua, lavora con macchine che non può comprare, costruisce qualcosa che non gli appartiene e spesso non sa manco cos’è. “Questa è l’alienazione”, gli direbbe Marx. Che non è una specie di tristezza come nei film degli anni sessanta, ma un trucco del mercato per arricchire i padroni. Gli direbbe che il loro presidente del consiglio era il presidente dell’Iri ai tempi in cui la Thyssen Krupp è venuta a fare la spesa in Italia, ai tempi in cui il governo si svendeva le fabbriche. Che si sono comprati la loro acciaieria per chiuderla, come il proprietario di una macelleria compra la macelleria di fronte alla sua solo per azzerare la concorrenza. Ma non glielo dice perché oggi è il giorno in cui scioperano i filosofi.
In Chiesa a metà della messa comincia lo sciopero. Il prete alza l’ostia e il calice e rimane con le braccia per aria. Pensa: “Che ci devo fare co’ ’sto pane e co’ ’sto vino?” Pure i cristiani non lo sanno e vanno tutti dal Papa. Quello gli dice “credete e basta!”, ma non lo sa il perché. Perché pure il papa ha bisogno dei filosofi. Pure lui senza il pensiero brancola nel buio della fede. Allora se ne va da Agostino d’Ippona, Tommaso d’Aquino, ma pure da Socrate e i presocratici, da Hegel e Benedetto Croce. Loro glielo potrebbero spiegare che Dio non entra in un pezzo di pane come un manzo in una scatoletta di simmenthal. Potrebbero dirgli che “la fede è una scelta”, ma non lo fanno perché oggi è il giorno in cui scioperano i filosofi.
E pure il fornaio che fa i conti con la matita sulla carta del pane non è più capace di fare due più due perché la filosofia è anche pensiero matematico. E la gente per strada vede il sole che si muove nel cielo e non sa come fermarlo. E i filosofi glielo potrebbero dire che “non si può fermare perché il sole è già fermo!”, ma non lo fanno perché oggi è il giorno in cui scioperano i filosofi.
Allora il presidente col segretario se ne va dai filosofi. “Che volete per fermare questo sciopero?”, chiede.
“Vogliamo tutto, lo vogliamo subito e lo vogliamo per tutti”.
E il presidente non glielo può negare. Il giorno dopo finisce lo sciopero. Lo sciopero dei filosofi, ma non quello dei fornai. “Vabbé, nessuno è indispensabile. Non si vive di solo pane”. E dopo comincia lo sciopero dei medici e ci mangeremo ’na mela. Poi scioperano i trasportatori e in Italia finisce la benzina nei distributori. “Non importa, per un giorno ce ne andremo a piedi!”. Straordinario sarebbe quel paese nel quale i filosofi fossero considerati una categoria indispensabile.
Roma ridiventa capitale della matematica dal 19 al 22 marzo, per la seconda sessione del Festival della Matematica 2009. La prima parte della manifestazione, prevista per il 10 e l’11 marzo, si svolgerà a New York all’Istituto Italiano di Cultura e alla prestigiosa Italian Academy alla Columbia University.
Una conferma, questa, che la matematica non solo sta avendo un successo mondiale, ma nutre il cuore degli italiani, visto che le precedenti edizioni sono state un successo di pubblico senza precedenti.
La manifestazione, patrocinata dal Presidente della Repubblica, è promossa dalla Provincia Roma, prodotta dalla Fondazione Musica per Roma, con la direzione scientifica di Piergiorgio Odifreddi.