{"id":242,"date":"2016-11-08T22:01:48","date_gmt":"2016-11-08T21:01:48","guid":{"rendered":"http:\/\/www.vincenzoscudero.it\/insidein\/?p=242"},"modified":"2016-11-08T22:01:48","modified_gmt":"2016-11-08T21:01:48","slug":"aspettami","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vincenzoscudero.it\/insidein\/2016\/11\/08\/aspettami\/","title":{"rendered":"Aspettami"},"content":{"rendered":"<p align=\"justify\">Mi hai detto aspettami. Era un pomeriggio di aprile dai colori netti adagiato tra l\u2019Etna ancora innevata e il mare pensieroso che s\u2019agitava sotto un vento tenace e tu, senza paure, mi dicesti aspettami. Avevi i capelli legati e negli occhi quella luce che non sa di essere luminosa.<\/p>\n<p align=\"justify\">Aspettami.<\/p>\n<p align=\"justify\">Io non so se ti ho aspettato, abbiamo camminato insieme ancora a lungo e ho sciolto i tuoi capelli per ridarli al vento, hai nascosto la tua mano dentro il mio giaccone e abbiamo arginato il senso di sconfitta come vecchi giocatori di scacchi, una mossa tu e una mossa io. Ma non so ancora se ti ho saputo aspettare.<br \/>\nEppure era bello ascoltare la tua voce al citofono o chiederti semplicemente \u201cdove andiamo?\u201d senza attendere risposte o timide indicazioni, si andava ovunque perch\u00e9 ovunque c\u2019eravamo noi. Come quel lungo camminare tra la gente a carnevale, la mano per non perderti e la consapevolezza di esserci perduti, di non poter andare altrove se non da noi.<\/p>\n<p align=\"justify\">Ricordo ancora il timbro della tua voce, aspettami, quasi una preghiera, un\u2019esortazione a masticare il tempo insieme. E non erano i pranzi da consumare o le serate davanti a una tv, non erano le scelte da fare o i mobili da montare, era altro, era un luogo che avremmo voluto fosse l\u00ec ma non c\u2019era, era un colore sconosciuto impossibile da riprodurre, era quell\u2019inquietudine testarda che non ci mollava e che s\u2019agitava sotto il vento tenace dei nostri pensieri. Aspettami come a dire non c\u2019\u00e8 altro da fare, non vedi che il vento non si placa, che tra l\u2019Etna e il mare si adageranno mille altri pomeriggi e noi saremo ancora qui a cercare un altro carnevale, altra gente da consumare, non vedi che la luce netta dei miei occhi \u00e8 una lama che ferisce un futuro che non potremo guarire? E allora ti ho abbracciata a lungo tenendoti stretta a me che nessuno avrebbe potuto strapparti via e mi hai sussurrato aspettami, come a dire devo andare via a fermare il vento ma torner\u00f2 come torna l\u2019onda tra gli scogli, torner\u00f2 per un altro carnevale e far\u00f2 la mia nuova mossa, un passo di cavallo o la corsa della regina. Si vive una volta sola, hai aggiunto.<\/p>\n<p align=\"justify\">Io sono morto gi\u00e0 due volte, ti ho detto. E ho buttato gi\u00f9 il mio re.<\/p>\n<p align=\"justify\">Dovevi muovere tu ed io non ti ho aspettato.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Mi hai detto aspettami. Era un pomeriggio di aprile dai colori netti adagiato tra l\u2019Etna ancora innevata e il mare pensieroso che s\u2019agitava sotto un vento tenace e tu, senza paure, mi dicesti aspettami. 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