Arrivederci e grazie

Arrivederci e grazie

Una persona che non vorrei mai aver conosciuto. Era scritto in un messaggio sullo smartphone, i caratteri neri e lo sfondo bianco. Parole semplici come a stabilire un concetto ancor più semplice. E lo è.

Era rimasta l’unica via di comunicazione, l’unico ponte non ancora buttato giù, percorribile di giorno e di notte. Nessuno si decideva a minarlo e farlo esplodere, non lei che avrebbe voluto non fare più nulla, non lui che pensava fosse indistruttibile. A lei piacevano le parole, piaceva leggerle nei libri che riempivano gli scaffali di casa sua, e le piaceva usarle e scriverle nei tempi che dedicava a quello che riteneva essere la sua anima, brandelli di vissuto e uno spazio di libertà, suo a modo suo. Lui era silenzioso e non riusciva a raggiungerla come avrebbe desiderato. Non che lei fosse sfuggente, anzi, ma aveva dentro una profondità che scivolava nel buio, un fondo dove a lui non era concesso arrivare. Una persona che non vorrei mai aver conosciuto. Scritto una volta, letto mille volte.

Ho passato l’inferno senza te, tu non c’eri ed io ero persa.

Io non c’ero perché tu hai scelto altro e hai scelto altro perché non ero io.

Le storie passate non si erano intrecciate, lei a vivere una vita non sua tra lussi e sottomissioni, lui a non vivere la vita sua tra rimpianti e ripieghi. Nulla di strano che in qualche modo si cercassero ma non trovavano ponti da attraversare, due rive opposte e un torrente tumultuoso a dividerle. C’era altro, certamente, da una parte e l’altra del torrente ma il cielo era lo stesso, da una parte e l’altra dei loro pensieri. E così, a guardarli, sembravano indistruttibili.

Lui cercava una ragione per ciò che cresceva davanti ai suoi occhi, una ragione che rendesse plausibile dolori e vittorie e più lento quel morso stretto e duro che lo aveva ferito già dalle prime consapevolezze, lei cercava una ragione per ciò che cresceva dentro ai suoi occhi, invisibile a tutti e incomprensibile alla sua consapevole voglia di pensare. Forse si trattava di accettare la vita come un’idea da realizzare in tempi stretti o come un’insalata tagliata lavata sistemata da altre mani e con una scadenza ben precisa. Le scelte da affrontare come optional da decidere al tempo dell’acquisto e la cassa in fondo alla fila, la cassiera gentile e premurosa e il conto che si chiude.

Sei stato con un’altra, non mi hai detto nulla. Non m’interessa con chi vai, m’interessi tu e tu non mi parli.

Siamo liberi di dirci e non dirci, io sono anche vuoti e silenzio, tu lo sai ma non vuoi saperlo. Vado bene solo se per te va bene.

Adesso non si vedono più insieme, e loro non si vedono più. Ma pochi lo sanno e tanti lo dimenticano. In fondo non è importante, è solo qualcosa che è avvenuto in uno dei tanti luoghi della Terra. Nulla che impedisca la vita a sistemare le carte per continuare, nulla che blocchi qualche albero genealogico o impedisca all’amore e all’odio di maturare per il tempo della raccolta, nulla che smorzi l’estro artistico dei pittori e dei poeti o nasconda il talento degli scienziati e dei creativi. Lui osserva il torrente così come fa lei, lei mette in ordine le sue fotografie così come vorrebbe fare lui, il ponte sospeso e bloccato e i colori dei loro ricordi sempre più sbiaditi e secchi.

La porta veniva aperta lentamente e velocemente richiusa. Si muovevano nella penombra, fra i pochi mobili che si usano d’estate. L’odore del mare non sempre arrivava fin dentro la stanza ma loro lo avvertivano lo stesso. Il mare te lo porti dentro, con le sue onde e il sale, le correnti e la sporcizia. Il ponte era un materasso e loro erano il torrente tumultuoso, nulla più. La vita si fermava. La vita non esisteva, solo un torrente e un ponte, le rive lontane e gli alberi genealogici privi di qualunque significato, tutto arrotolato e sistemato fuori dalla porta. Ma la porta si riapriva e si richiudeva velocemente un numero pari di volte.

Io non scelgo nulla e vedo le cose così come sono. I fatti parlano.

I fatti parlano e stanno in silenzio. Non si sa mai cosa significano.

Forse c’è una fine programmata per tutte le cose, materiali e immateriali, o un decadimento emotivo nelle relazioni umane, o più probabilmente le porte non possono aprirsi e chiudersi un numero dispari di volte. Se esci ritorni, se entri ne uscirai. Così anche lui e lei sono entrati dentro il mondo arrotolato e sistemato fuori dalla porta. L’hanno fatto in silenzio, il loro silenzio di parole nascoste, con la cattiveria dei bambini ristagnata da qualche parte in prossimità delle sponde, l’hanno fatto su un ponte da distruggere, le mine pronte ad esplodere, l’hanno fatto senza un abbraccio o un bacio, come due complici di un misfatto, con le parole mute che dicono ma non spiegano, osservando il torrente tumultuoso che non ha onde né sale, l’hanno fatto senza pronunciare i loro nomi, di nascosto, senza spiegazioni per alcuno se mai qualcuno avesse qualcosa da chiedere.

L’hanno fatto.

La cassiera premurosa e gentile ha ringraziato porgendo lo scontrino. Totale complessivo. Dettaglio pagamenti. Arrivederci e grazie.

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