Pranzo ribelle di ciò che si vede è

089 – 26 novembre 2018

Pranzo ribelle di ciò che si vede è

Gorgoglî di tempo in raccoglimento di risotto alla crema di zucca gialla e spezie dorate.

Chiarezza d’imago in insalata orchestrata di verdure e mela ai condimenti dei pressi.

Tocco di giusto in agrumi di stagione degli sguardi vicini.

Volo sfrenato in vortice di babà con panna e goduria.

Verità veduta in bicchiere di rosolio d’alloro delle mani che si nutrono.

E’ da un cielo ribelle che si domina la valle dei pensieri rinnovati da un bianco del Sannio beneventano, mentre le note del Banco del Mutuo Soccorso rotolano tra l’ansia rivoluzionaria di una placida acqua di fonte e il desiderio ardito di un pane che ferve.

Solitudo da messere, silenzi dei movimenti e tratti di sé q.b. 

Pranzo sornione dell’io orbitante

078 – 15 aprile 2017

Pranzo sornione dell’io orbitante

 

Regalità di sapori in peperoni in agrodolce con uvetta e concerto di erbe aromatiche.

Serendipità leggera in olive verdi condite.

Legami di sé in incontro di arance e finocchi con menta e prezzemolo e vivacità di spezie.

Carezze di sole in tocchi di patate al condimento siculo.

Tocco di fragole in arrendevole semplicità.

Il vino dei luoghi vicini s’inebria delle storie sagaci che un pane caldo di forno racconta alla fresca liquidità dell’acqua di fonte, le musiche ardenti di Astor Piazzolla danzano con i ricordi e i desideri e lasciano tracce di un io orbitante e sornione..

Solitudo stretta e foto a venire q.b.

Pranzo del rientro a terra

067 – 20 settembre 2016

Pranzo del rientro a terra

Semplicità d’intenti in zuppa di zucca lunga con patate, cipolle, festosità di pomodoro e spezie e bisbiglio di pecorino grattuggiato.

Discorsi sul sé in grigliata di melenzane alla menta e peperoni rossi al limone verde.

Sorrisi ritrovati in liquore all’alloro dei passi brevi.

La terra vicina accompagna il rosso del vino di Saro e l’acqua sorseggia le fresche parole del pane di casa, le note rauche di Janis Joplin accolgono il rientro a terra di un pensiero fragile.

Solitudo e chiusura d’occhi q.b.

Pranzo del mormorio esistenziale

066 – 3 agosto 16

Pranzo del mormorio esistenziale

Ebbrezza di pollo in crema al marsala e indugio sottile di spezie assolate.
Rossore d’audacia in piccola insalata di pomodori con condimento di terre prossime.
Eleganza di sapori in peperoni in agrodolce con uva passa e tostatura serena di pangrattato.
Il vino rosso di una Sicilia stanca si adagia sugli sguardi freschi dell’acqua di fonte e il pane di solido forno a pietra racconta l’agosto che sonnecchia. Le note avide dei suoni attenti dei Japan s’insinuano tra pensieri e mormorii d’esistenza e di pause.
Solitudo di stelle e notti a venire q.b.

Pranzo delle storie vissute

062 – 13 aprile 16

Pranzo delle storie vissute

Apertura di sogni in peperoni arrostiti e sussurro di menta.
Racconti sommersi in recitazione di couscous alle verdure con scenografia di spezie su tormenti di patate e carote.
Scrittura di se in insalata mediterranea con citazioni di grecità in feta e olive e condimento dei luoghi amici.
Divertimento di fragole con scherzi d’arancia e menta.
L’acqua di fonte e il pane casareccio si raccontano i sogni della notte e un bianco grillo di Sicilia racconta di soli e di venti mentre le note raccolte di David Bowie disegnano spazi vaghi e lontani nel caldo estivo di una primavera capricciosa.
Solitudo sorridente, accordi di chitarra e storie da vivere q.b.

(Parte delle verdure utilizzate provengono dall’Orto dei Semplici del Liceo Regina Elena di Acireale)

Pranzo primaverile del nuovo inizio

059 – 20 marzo 16

Pranzo primaverile del nuovo inizio

Tepore di sè in scaloppe di lonza di maiale e abbracci verdi d’asparagi e pepe.
Luminosità nuova in minestra primavera di fave, piselli e cuori di carciofo e ricchezza d’olio extravergine d’oliva dei luoghi vicini.
L’acqua della fresca fonte si fa bella e il pane casareccio la osserva ammirato, il rosso Sirah di terre siciliane regala riflessi ambrati al cumulo di pensieri segreti da esplorare mentre la voce nordica di Ane Brun abbraccia i raggi solari allegri e freschi di equinozio.
Solitudo colorata e passi a venire q.b.

Pranzo del pensiero che guarda altrove

050 – 24 gen 16

Pranzo del pensiero che guarda altrove

Apertura d’orizzonti in gnocchetti di ricotta di gregge locale su amabilità di vellutata di zucca gialla in rotondità di spezie

Ritorno di ricordi in insalate di “trunzo di Jaci” e di ortaggi allegri dell’Orto dei Semplici in condimenti complici.

Sorrisi di sè in fritttura calorosa di mezzelune ardite di zucca gialla e carezze di menta.

Armonia d’aria in chiusura di mandarini e clementine dei passi brevi.

Il pane di fuoco di legna impaziente incrocia lo sguardo distratto dell’acqua di fonte che raccoglie le storie di sogni lontani di un rosso delle vigne dei luoghi d’Etna, mentre le note nomadi di Terry Riley disegnano paesi lontani nei pensieri che vagano.

Solitudo, pensiero di mare e ritagli di me q.b.

Gli ortaggi utilizzati per le insalate provengono dall’Orto dei Semplici (“trunzo di Jaci”, lattughe, finocchio)

Pranzo d’inverno dell’animo raccolto

049 – 19 gen 16

Pranzo d’inverno dell’animo raccolto

Morbidezza di pensiero in omelette alle erbe dell’Orto dei Semplici e sogno di carciofo.
Essenzialità d’intenti in lessatura di patata e solletico di prezzemolo, olio dei pressi e pepe.
Eleganza di gesti in cottura semplice di bieta selvatica.
Sorriso d’occhi in insalata di rucola, lattuga, spinaci e finocchi dell’Orto dei Semplici e condimento lieve.
Il pane sonnecchia grato della limpidezza della giovane acqua di fonte e un rosso d’Etna innevata si aggira tra le pietanze consolando l’animo dal freddo e dalla pioggia. I pensieri ora sparsi ora raccolti si adagiano tra le note sicure dei Massive Attack mentre la tenerezza di una spremuta d’arance dei luoghi spiega agli occhi la fine dell’inverno.
Solitudo innevata e colori d’onde q.b

Pranzo delle identità svanite

044 – 13 ott 15

Pranzo delle identità svanite.
Ricordo d’occhi in festa di riso con sorrisi di peperoni, zucchine, biete selvatiche, cavolo cappuccio e plausi di aromi delle terre buone.
Passaggio di me in deja vu arancione su zucca e frittura dolce.
Arrendevolezza di tempo in insalata di lattuga, cavolo cappuccio, olive e ricotta salata e condimento gentile delle mani che sanno.

L’acqua di fonte fresca si intenerisce alle parole del pane di Maniace e il biancore di un Vermentino di Gallura sprofonda in una intimità di ricordi e gusti. Le note imperdibili di Harvest di Neil Young raccolgono i silenzi interiori e governano il tempo.
Solitudo, dimenticanze e pace interiore q.b.

Pranzo di una solitudo colorata

042 – 30 set 15

Pranzo di una solitudo colorata.
Eleganza di sfumature di verde in fusilli con asparagi, zucchine, avocado e complicità di spezie.
Dolcezza in doratura di giallo di patate americane in frittura semplice.
Allegria in danza d’insalata con pomodori, cetriolo e mozzarella di bufala dei dialetti lontani.
Il bianco tenue di un Grillo di Sicilia accarezza il dialogo silenzioso tra l’acqua timida di fonte e il pane di forno innamorato mentre le note calme di Max Richter tranquillizzano le nubi piovose che vengono da lontano.
Solitudo solita e umidità di sguardo q.b